Gianni Pettena
Non-Conscious Architecture
Book launch
FM Centro per l’Arte Contemporanea - Sala Carroponte - via Piranesi 10 Milano

Presentazione del volume edito da Sternberg Press (Berlino)

Introduce Elisabetta Galasso
Intervengono Marco Scotini, Pierre Bal-Blanc, Luca Cerizza, Gianni Pettena

Evento in collaborazione con Galleria Giovanni Bonelli, Milano
e Dipartimento di Arti Visive, NABA Nuova Accademia di Belle Arti, Milano

Mercoledì 28 novembre 2018, FM Centro per l’Arte Contemporanea apre la nuova stagione espositiva con una grande conferenza dedicata a Gianni Pettena, fra i maggiori esponenti e interpreti del movimento dell’Architettura Radicale italiano. La conferenza vedrà gli interventi di Marco Scotini, Direttore Artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea e Direttore del Dipartimento di Arti Visive NABA Nuova Accademia di Belle Arti Milano, Pierre Bal-Blanc, tra i curatori di Documenta 14, Luca Cerizza, curatore e responsabile CRRI (Centro di Ricerca Castello di Rivoli), e dello stesso Gianni Pettena. Per l’occasione verrà proiettato Intens, un film del 1971.

 

Non-Conscious Architecture trae ispirazione da una serie di fotografie, scattate da Pettena durante un viaggio del 1972 nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, che rivelano la possibilità di un’origine inconscia dell’architettura, ed è anche il titolo di un’estesa ricerca monografica pubblicata da Sternberg Press nel 2018, a seguito della personale dell’artista presso la galleria Giovanni Bonelli di Milano, che verrà presentata per la prima volta. “I paesaggi dello Utah innanzitutto rappresentano per Pettena l’oggetto di una riflessione sul tempo, non più dimensione esclusiva della produzione, bensì luogo dove permettere all’accadimento, all’imprevisto generato dallo stato ozioso, di prendere forma”, scrive Scotini, curatore della monografia. 

 

La conferenza ripercorrerà la carriera di Pettena, dai lavori più significativi del decennio 1966-77, un decennio cruciale per la sperimentazione artistica e sociale in Italia, fino alle esperienze più recenti, come Forgiving Architecture, delle strisce di plastica bianche applicate sulla facciata di un palazzo ad Atene nel 2009, o gli Archipensieri realizzati nel 2012 presso il CAC di Bretigny di Parigi, in modo da restituire appieno la complessità della figura di Pettena, critico e architetto ma soprattutto artista visivo. Inoltre verranno affrontati altri episodi fondanti della sua pratica artistica e intellettuale: L’anarchitetto, per esempio, un libro pubblicato nel 1973 ma ormai leggendario, sottolinea il desiderio di lasciare emergere il teatro rimosso e inconsapevole dell’architettura. Questa attitudine pone Pettena in relazione con le proposte, sviluppate negli stessi anni, da parte dei Land artist e in particolare da Robert Smithson e Gordon Matta-Clark. Quindi Pettena, attraverso una produzione che da decenni investiga molti dei temi centrali al contemporaneo, tra cui l’ecologia e la sostenibilità, riconduce i volumi architettonici alle condizioni naturali del paesaggio, riconfigura la performatività dell’urbano e, soprattutto, mette in atto un ostinato rifiuto del lavoro come sabotaggio nei confronti di un’architettura basata esclusivamente sulla funzione.

 

Gianni Pettena (Bolzano, 1940. Vive e lavora a Firenze) è un artista, architetto, designer, critico e storico dell’architettura,curatore di mostre e docente. Alla fine degli anni Sessanta a Firenze è tra i fondatori del movimento dell’Architettura Radicale Italiana insieme a Superstudio, Archizoom, UFO. Nel 1970 si sposta negli Stati Uniti, dove si dedica sia all’attività artistica che a quella accademica e realizza la sua prima

mostra personale alla John Weber Gallery a New York (1972). Importanti i ripetuti viaggi nel Sud Ovest del Paese, nello Utah dei deserti e della Monument Valley, e l’incontro con Robert Smithson con cui condivide l’interesse per i luoghi di risulta, le periferie, le discariche, gli smelter, le “architetture inconsce”. Negli USA indaga le relazioni tra natura e architettura scegliendo di sottoporre quest’ultima a processi trasformativi “naturali” che ne minano la permanenza, piuttosto che proiettare grandi segni artificiali sul terreno,

come Smithson e altri Land Artists avevano scelto di fare in quegli anni. La sua ricerca si colloca oltre la dialettica dell’avanguardia e la produzione di linguaggi autonomi, rifiuta i confini tra le discipline, orientandosi verso uno spostamento continuo di premesse, di modalità operative e di comunicazione.

Il suo libro L’anarchitetto, pubblicato nel 1973, segnerà le generazioni a venire. È il primo architetto radicale a cui il Frac Centre di Orléans dedica una grande antologica nel 2002, arricchita da una monografia. Il suo lavoro è stato presentato in musei e istituzioni come la Biennale di Venezia, il Mori Museum di Tokyo, il Barbican Centre di Londra, il PAC di Milano, il Museion di Bolzano, il Frac Centre di Orléans, il Centre Pompidou di Parigi, Metz e il CCA di Montreal.

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